TFR al Fondo Tesoreria INPS: le nuove regole dal 2026 e gli impatti per le aziende

20 Maggio 2026by Serena Stefanoni

Introduzione

Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore è intervenuto in modo significativo sulla disciplina del Trattamento di Fine Rapporto, ampliando progressivamente il numero delle aziende obbligate a versare le quote di TFR maturate al Fondo Tesoreria INPS.

L’Istituto, con la circolare n. 12/2026, ha fornito le prime indicazioni operative, chiarendo modalità di calcolo, requisiti dimensionali e adempimenti necessari.

Si tratta di una novità di grande importanza non solo sotto il profilo contributivo, ma anche sotto il profilo finanziario e organizzativo.

Per molte imprese, infatti, il TFR ha storicamente rappresentato una forma di autofinanziamento interno.

Dal momento in cui scatta l’obbligo di versamento all’INPS, tali somme non resteranno più nella disponibilità aziendale, ma dovranno essere trasferite mensilmente al Fondo Tesoreria con inevitabili riflessi sulla liquidità e sulla programmazione finanziaria.

Che cos’è il Fondo Tesoreria INPS

Il Fondo Tesoreria INPS è stato istituito per raccogliere le quote di TFR maturate dai lavoratori dipendenti che hanno scelto di mantenere il trattamento di fine rapporto secondo il regime ordinario previsto dall’articolo 2120 del Codice Civile, anziché destinarlo a una forma di previdenza complementare.

In sostanza, il diritto del lavoratore rimane invariato, ma il datore di lavoro non trattiene più materialmente le somme accantonate, che vengono invece versate all’INPS e successivamente utilizzate dall’Istituto per il pagamento del TFR al momento della cessazione del rapporto.

Le nuove soglie dimensionali

La principale novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda l’abbassamento graduale della soglia occupazionale che determina l’obbligo di versamento.

Per il biennio 2026 e 2027 saranno interessate le aziende che nel corso dell’anno precedente hanno registrato una media annua di almeno 60 dipendenti. Dal 2028 al 2031 il limite scenderà a 50 dipendenti, mentre dal 1° gennaio 2032 l’obbligo riguarderà tutte le imprese con almeno 40 dipendenti in media annua.

È importante sottolineare che, una volta raggiunto il requisito dimensionale, l’obbligo permane anche qualora negli anni successivi il numero dei dipendenti dovesse ridursi al di sotto della soglia prevista.

Come verificare il requisito occupazionale

La verifica deve essere effettuata calcolando la media annuale dei lavoratori subordinati in forza nell’anno precedente. Nel computo devono essere inclusi tutti i dipendenti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, mentre i lavoratori part-time devono essere considerati in proporzione all’orario svolto.

Per le aziende operative per l’intero 2025, la verifica della media occupazionale rappresenta quindi il passaggio fondamentale per comprendere se, dal gennaio 2026, sorgerà l’obbligo di versamento al Fondo Tesoreria.

Quali lavoratori sono interessati

L’obbligo riguarda esclusivamente i lavoratori che hanno scelto di mantenere il TFR secondo il regime ordinario e non si applica a coloro che hanno destinato il trattamento a un fondo pensione complementare.

Sono inoltre previste alcune esclusioni specifiche, tra cui i rapporti a termine di durata inferiore a tre mesi e le ipotesi in cui il contratto collettivo preveda modalità differenti di accantonamento o corresponsione del TFR.

Modalità e termini di versamento

Le quote di TFR maturate devono essere versate mensilmente all’INPS con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello di maturazione.

Dal punto di vista pratico, l’importo del modello F24 subirà un incremento corrispondente alle quote di TFR che in precedenza restavano accantonate in azienda. Ciò richiede una particolare attenzione nella gestione dei flussi di cassa e nella pianificazione finanziaria.

Le misure compensative

Per attenuare l’impatto economico dell’obbligo, il legislatore conferma alcune misure compensative di natura contributiva, tra cui l’esonero dal contributo al Fondo di Garanzia TFR e un ulteriore esonero contributivo pari allo 0,28%.

Pur non eliminando del tutto l’effetto finanziario del trasferimento del TFR all’INPS, tali agevolazioni contribuiscono a ridurre il costo complessivo dell’operazione.

Gli adempimenti operativi

Le aziende che rientrano nei nuovi limiti dimensionali devono richiedere all’INPS il codice di autorizzazione “1R” mediante il Cassetto Previdenziale e trasmettere l’apposito modello SC34.

Si tratta di un passaggio essenziale per consentire all’Istituto di attribuire correttamente l’obbligo contributivo e permettere il regolare versamento delle quote di TFR.

Gli effetti sulla gestione aziendale

L’estensione del Fondo Tesoreria INPS rappresenta un cambiamento che va ben oltre il semplice adempimento amministrativo. Le imprese interessate dovranno infatti valutare attentamente l’impatto sui propri equilibri finanziari e predisporre una programmazione adeguata.

In molti casi sarà opportuno rivedere il budget di tesoreria e adottare strumenti di controllo più accurati, soprattutto per le aziende che si collocano in prossimità delle nuove soglie dimensionali.

Conclusioni

La riforma introdotta nel 2026 segna un importante passo verso l’estensione progressiva del sistema del Fondo Tesoreria INPS a una platea sempre più ampia di imprese. La novità richiede un approccio consapevole e una verifica tecnica preventiva, sia per accertare l’esistenza dell’obbligo sia per valutarne gli effetti economici e organizzativi.

Affrontare tempestivamente questi aspetti consente alle aziende di evitare criticità, prevenire omissioni contributive e pianificare con serenità il nuovo assetto della gestione del TFR.

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Presso D&D Professionisti – Consulenza del Lavoro assistiamo quotidianamente imprese e professionisti nella gestione del personale, negli adempimenti contributivi e nell’analisi degli impatti economici derivanti dalle novità normative.

    Serena Stefanoni

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